Intervista a Simone Morgana avv. FIAB e neo-proprietario Yuba Kombi E5

Simone Morgana, è un componente dell’ufficio legale nazionale e coordinatore regionale in Sicilia di FIAB, la Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta. Ha recentemente acquistato da Donno Bikes una cargo bike elettrica Yuba Kombi E5 e la utilizza ogni giorno, per le attività di famiglia e gli impegni quotidiani.

Perché questa è un’intervista speciale?

Con Simone non abbiamo parlato solo della sua nuova cargo bike Yuba ma della situazione della mobilità ciclistica in Italia, a partire proprio dalla Sicilia e della sua esperienza in FIAB, tra le prime associazioni in Italia che si batte per un cambiamento di prospettiva della mobilità privata, attualmente focalizzata esclusivamente sull’uso privato delle automobili.

Da leggere tutta d’un fiato!

L’intervista con Simone Morgana

Sei neo proprietario di una cargo bike Yuba Kombi, complimenti! Come hai conosciuto le cargo bike e qual è il suo ruolo adesso nella tua vita quotidiana? Per cosa la usi?

Simone: Pratico la mobilità in bicicletta da tantissimi anni e ho avuto diversi tipi di biciclette fin da quando ero giovane: ho conosciuto le cargo bike tramite l’esperienza nazionale in FIAB poiché sono stato consigliere nazionale della federazione e sono attualmente il coordinatore regionale di FIAB Sicilia. Sono anche membro dell’ufficio legale nazionale, quindi le cargo bike le ho conosciute in diversi modi e versioni. Ultimamente ho scoperto anche il mondo di Donno Bikes e abbiamo deciso di acquistare una Yuba Kombi perché per la nostra famiglia è la soluzione migliore.

Utilizzo la cargo bike tendenzialmente per tutto, non utilizzo la macchina in città, tranne rarissimi casi e oggi la Yuba Kombi mi permette, avendo tre figli, di gestire meglio l’organizzazione e il tempo e la logistica in famiglia. La utilizzo per accompagnare i bambini a scuola, all’asilo, alle loro attività, per andare a lavoro e per andare a fare la spesa. Per me, di fatto, la cargo bike è il mezzo principale per muovermi.

Sei un componente dell’Ufficio Legale Nazionale della FIAB Onlus, un percorso molto interessante. Raccontaci un po’ la passione per le biciclette intrecciata con il tuo lavoro.

Simone: La mia “passione” per le biciclette nasce da lontano, da quando ero ragazzino: più o meno a 10 o 11 anni era normale per me muovermi regolarmente in città con la bicicletta. Non voglio dire che erano altri tempi, Gela non è una città piccolina o un paesino, ha il suo traffico e lo ha sempre avuto anzi, è una città di oltre 70 mila abitanti e già allora presentava le sue difficoltà. Mi sono sempre mosso con la bicicletta e continuo a farlo adesso, a distanza di anni.

Non la definirei però una “passione” per le biciclette, per me fondamentalmente la bici è un mezzo di trasporto e come tale lo utilizzo. Certo, vado in bicicletta in tanti modi, con la bici da corsa, con la mountain bike, ho fatto dei viaggi, faccio cicloturismo. Per me la bicicletta è un mezzo di trasporto e lo sfrutto sotto tutti i punti di vista.

L’esperienza con FIAB e questa vicinanza con la bicicletta (e alle idee stesse di FIAB) mi ha portato ad avvicinarmi alla federazione e oggi svolgo attività di promozione di tutte le politiche sulla mobilità. Credo tantissimo nelle politiche sulla mobilità, lavoriamo fondamentalmente per questo motivo, restituire lo spazio pubblico alle persone perché il tema non è tanto la bici come fine ma è un mezzo per riprendersi lo spazio pubblico, una condivisione degli spazi con le persone e con gli utenti più deboli della strada.

L’impegno in FIAB, tramite l’attività politica vera e propria e l’attività tecnica con l’ufficio legale, è finalizzata a portare avanti gli obiettivi di tutela dei diritti delle persone che sono più vulnerabili sulla strada, con l’obiettivo di una evoluzione normativa che permetta di avere nuovi spazi per le persone, ridisegnare e ripensare gli ambienti urbani per una migliore qualità della vita. Le modifiche del codice della strada, l’introduzione delle corsie ciclabili, anche con doppio senso ciclabile, delle zone scolastiche, delle strade urbane ciclabili, sono elementi che, insieme a FIAB ma non solo, con tutto il mondo dell’attivismo legato a queste tematiche, sono state introdotte negli ultimi anni ed è un lavoro che si continua a fare ed è veramente molto importante.

Qual è la situazione della mobilità ciclistica in Sicilia e in generale in Italia?

Simone: Io vivo a Gela, cioè nel profondo sud della Sicilia. Dico sempre che qui siamo al confine dell’Europa, se da un lato abbiamo Capo Nord dall’altro abbiamo di fatto il confine dell’isola.

La situazione della mobilità ciclistica è fondamentalmente drammatica. A Gela noi abbiamo per 70 mila abitanti 1 km di pista ciclabile. Il comune non ha delle politiche legate alla mobilità ciclistica e neanche a tutela e salvaguardia dello spazio pubblico per le persone, anche il trasporto pubblico è quasi inesistente. Ci sono pochissime attività politiche svolte per la tutela delle persone che scelgono mezzi alternativi per la mobilità: questo è un danno evidente per i diritti di moltissime persone.

Da coordinatore regionale FIAB posso dire che la situazione in Sicilia non è migliore, anzi è assai critica. Vorrei però fare una distinzione tra l’idea di mobilità cicloturistica/avventurosa, che è stata diffusa negli anni ed è un po’ come andare a fare un viaggio, dove però si devono utilizzare le vecchie strade provinciali o stradali, questo ha un suo fascino e l’idea di mobilità ciclistica che sia invece infrastrutturata, che abbia delle ciclovie protette e segnalate, che presenti una possibilità di intermodalità con il treno e in genere con il trasporto pubblico.

Qui in Sicilia siamo di fatto nell’anno zero, nessuna città presenta iniziative valide che realmente possono dire di aver rivoluzionato la mobilità in senso positivo verso una restituzione dello spazio pubblico alle persone, da Catania, a Palermo, a Messina a Siracusa. Abbiamo ancora politiche che di fatto favoriscono esclusivamente l’utilizzo dell’auto privata e sottraggono spazio pubblico alle persone.

Abbiamo anche degli esempi virtuosi, ovvio, alcune aree pedonali interessanti, delle ZTL particolari ma sono tutte gocce in un mare che ancora non ci orienta verso un cambio di prospettiva.

La tutela dei ciclisti in strada.. quasi ogni giorno si sente parlare di incidenti mortali: l’Italia è bike-friendly?

Simone: L’Italia non è un paese bike-friendly perché comunica l’idea di muoversi in bicicletta, o con un mezzo alternativo all’auto in maniera negativa. L’italia è un paese per automobilisti, lo dicono i dati, le percentuali di auto per abitante, i chilometri di piste ciclabili ma di fatto, possiamo avere tantissimi chilometri di piste ciclabili collocate in poche aree urbane e nel resto del paese nulla.

L’Italia è un paese che non ha svolto negli anni politiche reali per la mobilità dove oggi si fa di tutto per spostare l’attenzione verso altre idee e si spostano anche i fondi delle piste ciclabili urbane. È un’idea politica del nuovo governo togliere i fondi per le ciclabili urbane e destinarli ad altro perché le ciclabili urbane non sono ritenute infrastrutture strategiche, quando invece il piano della mobilità ciclistica adottato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti dice tutt’altro.

Noi abbiamo un’idea di mobilità totalmente diversa, siamo convinti che solo le sanzioni, che sono di fatto le uniche che fanno più notizia, non bastano, non sono utili: serve una progettazione più articolata della mobilità ed è quello che spesso abbiamo sostenuto con FIAB e insieme a tutte le altre realtà dell’attivismo nazionale. Ad oggi non possiamo certo dire che l’Italia sia un paese vicino a questo tipo di mobilità, nonostante negli anni sono state messe in atto una serie di azioni e di normative che hanno aperto in questa direzione ma, per il momento, non ha portato realmente ad un cambiamento concreto.

Quali progetti si potrebbero realizzare per incrementare la mobilità ciclistica e la sicurezza di chi sceglie la due ruote?

Simone: Ad oggi si potrebbero già attuare le normative e i piani esistenti, questo permetterebbe di modificare moltissimo la mobilità nelle città italiane. Un intervento sulla drastica rivoluzione della velocità all’interno dei centri urbani, che di fatto è il problema principale per ciò che riguarda i sinistri, un controllo reale con attività e interventi di moderazione del traffico che fisicamente rallentino le auto. Non è sufficiente “mettere un autovelox” ma è necessario costruire le strade in modo che le auto non possano andare veloci, si dovrebbero fare interventi di moderazione del traffico che portano le città non solo ad essere zona 30 km/h, Bologna è un esempio, ma addirittura arrivare ad aree dove la velocità non dovrebbe essere superiore a 20 km/h. Quello è il limite massimo, le auto devono andare più piano!

Sono politiche che dobbiamo cominciare ad attuare, insieme a tanti altri strumenti che già ci sono: l’attuazione del piano generale della mobilità ciclistica, la realizzazione concreta delle varie previsioni già inserite nel codice della strada, le corsie ciclabili, le strade urbane ciclabili, le zone scolastiche. Una maggiore attenzione al trasporto pubblico locale significa favorire chi decide di lasciare l’auto in casa e non per forza vuole utilizzare una bicicletta per muoversi ma può tranquillamente utilizzare il trasporto pubblico della propria zona.

Noi viviamo in un paese dove le grandi città sono veramente poche: in genere, se pensiamo a tutta la nazione, noi abbiamo una maggioranza di città che non superano i 100 mila abitanti, moltissime città sono al di sotto di questo numero, quindi potrebbero essere perfettamente gestite. Eppure siamo una nazione la cui mentalità è ancora legata alla mobilità in automobile, la utilizziamo anche per fare solo 100 metri.

Queste sono tutte attività che dovrebbero essere fatte insieme ad una politica di promozione di questo tipo di mobilità, politiche che le amministrazioni dovrebbero realizzare con una formazione delle amministrazioni stesse, anche per i loro dipendenti che ad oggi, spesso, non hanno questa educazione perché anche loro si muovono in auto, quindi vivono l’automobile come l’unico mezzo di trasporto possibile. Invece dobbiamo fornire un nuovo registro in questo senso.

Come hai conosciuto Donno Bikes e come ti sei trovato? Feedback sull’esperienza di acquisto?

Simone: Ho conosciuto Donno Bikes online, girando e rimbalzando da un sito ad un altro e ho visto che era presente una buona descrizione del prodotto quindi alla fine, anche il feedback nella fase del pre-acquisto e poi successivamente all’acquisto è stato veramente positivo. Non posso che essere soddisfatto di quanto Donno Bikes mi ha fornito.

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